INWARD e il Privato

INWARD e il Privato

Creatività urbana e sistema dell'arte, aziende, produzioni, mercati, design.

La nostra attività di messa in relazione produttiva di graffiti writers e street artisti con gallerie e aziende ha avuto inizio nel 2003, quando presso il Comune di San Giorgio a Cremano ci venne chiesto di animare uno stand provinciale alla grande fiera dei libri Galassia Gutenberg. In quel contesto conoscemmo Franco Cusati, gallerista con sede proprio a San Giorgio a Cremano, che lì esponeva alcuni segnalibri d’artista. Da quell’incontro nacque l’idea della mostra Quarantotto Segnalibri, che vide la luce nel 2005. Rae Martini, Verbo, KayOne, AirOne, Polo, Cyop, Kaf, Iabo, Bean (Luca Barcellona), Stand, Mr.Wany e tanti altri furono invitati a realizzare due opere originali ciascuno, limitati in un formato inusuale e di dimensioni ridotte (le opere originali misuravano 10×40). Una grande collettiva di 24 artisti che rappresentavano il massimo della scena napoletana e nazionale entravano in galleria, tutti insieme e per la prima volta. Le opere erano poi riprodotte in forma di veri segnalibri, racchiusi in un’elegante confezione, costituendo un gadget andato a ruba e di cui restano oramai solo pochi pezzi.
La difficoltà nel raccogliere tanti street artisti in un’unica grande esposizione fece sì che nel frattempo organizzassimo Circumwriting, grande evento dell’estate 2004 all’interno del quale erano in programma, tra le altre attività, due mostre nelle sale d’attesa delle stazioni: tra gli street artisti, anche Etnik e Kaf, ad una delle loro primissime esposizioni. Avere sott’occhi questa produzione, che iniziava a essere varia, pur provenendo dal medesimo mondo, ci fece pensare ad un progetto di confronto, che rendemmo mostra nel 2005: il fine era esporre insieme due artisti provenienti dal mondo del graffiti writing ma approdati a stili completamente differenti. Il titolo era MAC – Maniere a Confronto e alla prima e unica sua puntata proponeva le opere di Eno e Hardo Zed: il primo traeva spunto dal lettering del wild-style più classico, sebbene rielaborato in uno stile proprio, mentre il secondo lavorava sul figurativo, riproponendo in forme nuove (per l’epoca) il tradizionale abbinamento pezzo/puppet. A pensarci oggi, dopo 10 anni, fa riflettere.
In quegli anni numerose esposizioni furono realizzate da Expòsito, l’osservatorio napoletano sui giovani artisti della stessa organizzazione di INWARD, che calamitò le energie organizzative del nostro staff e che però, per una serie di ragioni esterne alle nostre decisioni, non riuscì mai ad includere street artisti. Nel 2010 conoscemmo Vincenzo Boccia, Amministratore Delegato della Arti Grafiche Boccia S.p.A. e Vice Presidente nazionale di Confindustria, che ci chiese di ideare un progetto integrato che desse impatto ai nuovi capannoni della sua azienda ed al tempo stesso valorizzasse le nuove macchine tipografiche, omaggiando anche lo spirito dell’impresa. Nacque quindi AlephactoryLa Fabbrica delle Lettere, un intervento che metteva insieme nove street artisti a lavorare su una facciata di 450 mq (con un’altezza massima di 8 metri): Etnik, Zeus40, Macs, Made, Caktus&Maria, Opium, Pencil e ZenTwo realizzarono anche delle tele con dettagli della grande facciata, che furono poi riprodotti in 100 copie serigrafate e autenticate da atto notarile; destinate ai clienti dell’azienda e ai dipendenti le serigrafie, destinate ad impreziosire gli spazi degli uffici le opere su tela. Queste ultime, con tutti gli strumenti di lavoro adoperati nell’impresa, furono poi messe in mostra alla Biblioteca Nazionale di Napoli, nella mostra La Fabbrica delle Lettere. Il claim aziendale fu “Arti Grafiche Boccia per la creatività urbana”.
Nel frattempo stavamo lavorando al nostro progetto di creatività urbana per il sociale CUNTO, inaugurato a fine 2010 con una grande mostra personale di Seen, uno dei pionieri del graffiti writing statunitense, grazie all’aiuto di Neutry; era la prima volta che The Godfather of Graffiti aveva una personale in Italia e l’aspettativa era tanta. Fu una grande festa, con numerosi graffiti writers della vecchia scuola napoletana venuti ad incontrare e omaggiare il Maestro americano e tanti trainbombers tra i più duri della scena locale intenti a farsi autografare le copie di vecchi libri mitici sulla storia del graffiti writing. Seen ci regalò poi una sua opera che ora è affissa al Centro Territoriale per la Creatività Urbana di Napoli. Dopo un mese, un’altra personale, stavolta del talento italiano Rae Martini, completava il mese espositivo dedicato alla street art al Maschio Angioino – Castel Nuovo di Napoli.
Nella primavera successiva fummo contattati da Smemoranda, l’azienda che produce l’agenda che tutti abbiamo usato da ragazzi e che ogni graffiti writer della nostra generazione ha riempito di tag e sketch per i compagni di classe. Smemoranda doveva lanciare il nuovo prodotto il cui tema sarebbe stato “Il Sogno” e decise così di usare la creatività urbana. Le città a noi assegnate furono Torino, Roma e Napoli e dunque affidammo ad ACU del posto l’incarico di trovare i muri e proporre gli artisti. Così Ricky Lanfranco de Il Cerchio e le Gocce propose MrFijodor a Torino, Simone Pallotta di Walls propose Agostino Iacurci e Thoms a Roma, mentre a Napoli Zeus40 e Rota di Thinks completarono il gruppo di artisti ingaggiati. Un video raccontò tutto il progetto, diffuso su moltissimi canali con ottimo impatto e proiettato anche agli Stati Generali della Creatività Urbana, con intervento dello stesso Nico Colonna, presidente Smemoranda. Il claim aziendale fu “Smemo per la creatività urbana”.
Nel 2012 incrociammo Nartist, un’azienda pugliese che ha brevettato un originalissimo sistema di polsini di camicie in cui è possibile inserire microtele dipinte. L’idea semplice sarebbe stata quella di far realizzare una serie di microtele a svariati street artisti, come a replicare il modello di Quarantotto Segnalibri, ma non ci piace ripeterci; pertanto coinvolgemmo Mr.Wany che nel 2013 portò con sé, nei suoi viaggi (Svizzera, Emirati Arabi, Equador), 3 serie da 6 microtele, affigendole al muro per poi rimuoverle ad opera conclusa ed integrarle con altri disegni relativi a segni distintivi dell’identità nazionale di turno. Ecco la street art in maniera nuova all’interno del campo moda, non limitando l’artista a realizzare una semplice grafica per qualche capo. L’evento di presentazione, con anche un live di Mr.Wany, fu alla grandiosa White Gallery di Roma, con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda.
Intanto, avevamo ricevuto una mail dalla Svizzera da BookMaker Comics, una casa editrice di fumetti, che richiedeva un aiuto per realizzare un murales a Berlino come promozione per una loro recente produzione. Era già da un po’ di tempo che pensavamo di realizzare una collana di fumetti sulla street art e l’occasione sembrava arrivata. Monograff fu il titolo, perché volevamo che fossero monografie di street artist (contro un crescente interesse per il fenomeno in generale che non premia le carriere personali e genera per di più confusione) che ne raccontassero la vita, inserendo nelle vignette ricordi, pezzi, opere realmente esistiti o esistenti. Per il primo numero, prodotto nel 2013, abbiamo coinvolto il nostro amico Etnik, letteralmente disegnato da quattro illustratori della scuola internazionale di Comics. Dentro il suo racconto, fa capolino, in questa prima graphic novel sulla street art, anche Achille Bonito Oliva.
Nell’estate 2012 avevamo partecipato ad un bando regionale proponendo l’idea di una residenza artistica a Vietri sul Mare finalizzata a contaminare la street art con la tradizionale maiolica della Costiera; titolammo il progetto AdMajolica – Museo Diffuso delle Maioliche della Street Art, vincemmo il bando e invitammo Mattia Campo Dall’Orto, Jorit, ShaOne, Rosk, Joys, Made e Verbo in residenza, al lavoro tutti insieme presso la prestigiosa Antica Fabbrica Santoriello. Un progetto sperimentale che teneva insieme una grande azienda artigianale esperta in un settore di tradizione secolare e affermati street artisti italiani.
Il 2014 apre a nuove collaborazioni. Entriamo in contatto con Carpisa, noto marchio di borse e valigie di origine napoletana. Con Carpisa lanciamo una collezione di street art del loro progetto CarpisaTattoo che consente ai clienti di personalizzare la propria valigia caricando una propria immagine o scegliendola da alcune gallerie. La galleria delle immagini di street art coinvolge 12 artisti, tra i quali tre italiani: Zeus40, Made e Macs, cui si sono aggiunti Key Detail, Stmts e tanti altri. Un progetto molto interessante, per noi, perchè parte proprio da Napoli per coinvolgere street artisti e clienti da tutto il mondo, vendendo in quasi 30 paesi.
Dello stesso anno è il nostro coordinamento, richiesto dall’Assessore ai Giovani del Comune di Napoli, di un progetto speciale durante l’evento Off The Wall per Vans. In collaborazione con Assessorato e ANM Azienda di Mobilità Napoletana, chiamammo le ACU napoletane a dipingere un bus di linea in regolare servizio cittadino: 400ml, Bereshit e Stone Age, tutte partecipanti al Tavolo Tecnico sulla Creatività Urbana del Comune di Napoli istituito dietro la nostra proposta dall’Assessorato. A distanza di 6 anni dall’ideazione della campagna DoTheWriting!, ci siamo resi conto che la rete, se la collaborazione è reale e partecipata, funziona ancora.
Trascorsa l’estate e dopo un’intesa di collaborazione, iniziammo le pubblicazioni per una rubrica su Ninja Marketing, tra i maggiori siti italiani di comunicazione, anzitutto non convenzionale. La rubrica ha un nome preciso e motivato, Streetness, e racconta, a cadenza settimanale, case histories di aziende nazionali o multinazionali che abbiano desiderato la collaborazione di street artisti per campagne di promozione o per il design del prodotto. In effetti, il nome si riferisce a quell’insieme di sensazioni e rimandi che ricordano il “senso della strada”, come a raccontare ciò che gran parte della creatività urbana sta diventando in questo inizio di nuovo secolo e, tuttavia, per tutelare un senso che solo una parte della scena attuale possiede e può garantire, nel difficile trasferimento dell’opera e della sua lavorazione dalla città ad altro, altrove e altrimenti.
Oltre ad essere scuderia di street artisti e rubrica settimanale, Streetness intitola almeno altre due cose, interne alla volontà di approfondire l’agire nel sistema dell’arte: un’associazione e una galleria. L’associazione di giovani curatori che INWARD ha contribuito a fondare nel 2015 viene fuori dal nostro coinvolgimento nel Master of Art della Luiss 2014, diretto da Achille Bonito Oliva, incontrato oltre 10 anni prima per Circumwriting e col quale, da allora, abbiamo tenuto costantemente un dialogo sui temi della street art. Collaborando al Master, il cui esito fu proprio il progetto curatoriale di street art Tracks, abbiamo conosciuto tanti specializzandi desiderosi di vivere il mondo della street art; tra essi, Silvia, Laura e Giuseppe hanno manifestato la volontà di collaborare con noi e dunque, pensando alla mancanza di un’organizzazione di curatori di street art, l’abbiamo creata ed oggi, attraverso essa, coltiviamo la formazione della figura professionale dando incarichi specifici di ricerca, critica e curatela a valere sui nostri più ampi progetti. Infine, la galleria dedicata alla street art, ancora intitolata Streetness, e quasi a chiudere un cerchio, è la stessa di Franco Cusati, oramai anziano dopo decenni di attività espositiva, che ci ha tenuto a battesimo con Quarantotto Segnalibri e che trasferisce su di noi la responsabilità dell’arte.
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Dividiamo il nostro impegno nel settore Privato tra promozione degli street artisti nel sistema dell’arte contemporanea e coltivazione della figura del curatore di street art, tra analisi dei casi aziendali che incontrano la street art e produzioni industriali innovative, consulenza nel design e nelle strategie di marketing.

Galleria

 

 

 

 

 

 
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